Giulia Tassi un arcobaleno di colori.

cervi

1- Chi è Giulia Tassi?

Una ragazza comune, come ce ne sono tante altre, a cui piacciono gli aperitivi, i viaggi e stare con gli amici. Nata tra le alpi confinanti con la Svizzera, non può che amare i cieli stellati visti da un alpeggio, il rumore dei campanacci delle mucche, i lamponi e trovare cervi e volpi inaspettatamente in un bosco. Odia l’afa, la sabbia nel costume, il sale sulla pelle, gli automobilisti imbruttiti e l’asfalto che rilascia calore.

2- Descrivi in breve il tuo stile.

Le mie illustrazione sono molto colorate e iper decorate di texture, nella vita sono rivestita di strati di stoffa rigorosamente nera, sarà per questo che mi piace circondarmi di un arcobaleno di colori. Amo il giallo scaldato con una punta di magenta, il rosso corallo, il rosa shocking, il verde acido, il turchese, il blu oltremare e il viola. Questa è la mia tavolozza tipica.

Lavoro principalmente in digitale, disegno con un tratto piuttosto grosso e poi riempio con campiture di colore omogeneo.

falco

3- Come è nata la tua passione per l’illustrazione?

Mi è sempre piaciuto disegnare, durante l’infanzia e la preadolescenza ho avuto vari periodi, un po’ come Pablo Picasso ma con risultati pietosi. Quando ero piccina disegnavo sempre gatti, poi ho iniziato a ritrarre i cavalli di un allevamento vicino casa e alle superiori sono passata allo studio dell’anatomia umana. Ho continuato scegliendo studi inerenti al disegno e questi mi hanno portata al magico mondo dell’illustrazione.

4-Secondo te cosa rende un’illustrazione efficace?

Il poter essere letta con facilità. Un’illustrazione si differenzia da un disegno per la sua capacità narrativa, ossia riuscire a raccontare un concetto, un’idea, una storia o un’emozione. Se quello che l’illustratore voleva esprimere riesce ad essere comunicato al suo pubblico di riferimento allora l’immagine è efficace.

5-Quando hai capito che l’illustrazione sarebbe stata la tua professione?

Come raccontavo, il disegno è sempre stato una parte fondamentale della mia vita, un piacere a cui non riesco a rinunciare. Riuscire a conciliare lavoro e passione è una cosa bellissima e so di essere una persona molto fortunata per questo.

Però, cavoli, sarebbe stato più redditizio se da bambina mi fossi appassionata all’allegro chirurgo e avessi studiato medicina con la stessa passione che dedico alla grafica e all’illustrazione!

6-Ti ispiri a qualcuno in particolare e quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Ultimamente mi faccio ispirare molto più da situazioni e suggestioni che da illustratori o artisti. All’inizio dei miei studi nel campo, osservavo tanto Aoi Huber Kono, una designer e donna eccezionale che ha realizzato il mio libro preferito, Era inverno. Quando la incontrai mi disse che per lei fare design era come apparecchiare la tavola, una volta che impari le regole principali ci sono dei gesti che diventano automatismi e invece tante altre cose su cui sbizzarrirsi.

7-Se ti commissionassero un lavoro e avessi carta bianca, cosa ti piacerebbe illustrare?

Mi piace lavorare sui temi legati alla natura, passando così tanto tempo davanti ad uno schermo, ricerco il verde anche seduta alla scrivania chiusa in una stanza. Perdo molto tempo a cercare e leggere storie popolari che raccontano di personaggi le cui vicende sono intrecciate a quello che è il paesaggio a loro circostante. Illustrarne qualcuna sarebbe stimolante.

8-Quale è ad oggi il tuo desiderio più grande in ambito professionale?

Vorrei divertirmi, fare sempre cose nuove, sperimentare l’illustrazione in vari ambiti e vedere che il mio pubblico e i miei committenti apprezzino quello che faccio.

Mi piacerebbe lavorare confrontandomi con esperiti di altre materie, in modo da arricchire le mie illustrazioni e le mie conoscenze personali.

9-Raccontaci qualche aneddoto della tua collaborazione a Pelo Magazine.

I momenti più esilaranti sono quasi sempre legati ai festival. L’anno scorso a Roma, durante il Crack, fumetti dirompenti, due rudi e pelosi ragazzi hanno dormito in una tenda rimasta chiusa per mesi dopo aver ospitato un cane bagnato. L’odore era veramente terribile e si è espanso in tutta l’area camping. Quella del Forte Prenestino è stata sicuramente l’esperienza più folle per Pelo magazine.

Poi ci sono le bevute insieme, i viaggi infiniti low cost, le dormite in posti assurdi a casa di persone che nessuno conosce e gli incontri più stravaganti.

Pelo_#2

Ringraziamo Giulia Tassi per la sua splendida intervista.

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